L'URLO DELL'ANIMA

All’ISISS “P.S. Lener”, di Marcianise: una società veramente inclusiva si costruisca proprio a partire dalla scuola

Lunedì scorso è stata una bellissima giornata ed emozionante esperienza incontrare gli alunni delle classi 3^, 4^ e 5^ dell’istituto ISISS P. Salvatore Lener di Marcianise. Parlare ai ragazzi è sempre una forte emozione.
“Ragazzi non abbiate paura, non lasciatevi spaventare dal diverso; difendente sempre chi è più debole, ricoprite insieme a loro i pregiudizi della vita. Ma ancora prima, ricordatevi che nessuno può farvi disprezzare l’emozione di donare giorni a chi veramente vi permette di entrare nella propria vita ed inconsapevolmente vi promette amore più di qualunque altro. E state bene a sentire, a volte non importa se si è in possesso di una divisa o una qualifica specifica, ma si semina amore specialmente con i vestiti giornalieri: con le calze bucate, con le ruote di una carrozzina. Siate sempre liberi di scegliere e abbiate cura della vostra rosa, sempre.”

Ho voluto ancora una volta lasciare agli alunni un messaggio di speranza, la forza di credere sempre nei propri sogni e soprattutto nei legami indissolubili che presto intrecceranno le nostre vite.  Sono legata a più liriche della raccolta, ma in modo particolare sono affezionata a “Promettimi che ci sarai.” È un urlo di gioia, di libertà, di gratitudine per un sentimento assai profondo.» E’ proprio così che ho voluto ringraziare ed augurare delle magiche e serene festività a docenti ed alunni dell’ISISS “P.S. LENER” di Marcianise.

PAROLE CHE CURANO

Sara la principessa guerriera

Ci sono storie come quella di Teresa che ti entrano dentro e permangono a volte, per tutta una vita. Come un raggio di sole che ti riscalda dopo giorni di tempesta, dove ancora una volta l’amore di chi soffre stranamente ti regala il doppio della forza che credevi di aver perso. Perché la verità è che se ci si incamminasse sempre da soli in certi corridoi ci si perderebbe, si soffrirebbe, dimenticando persino di dare una luce più raggiante ai propri passi futuri. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci abbracci anche solamente con gli occhi per dare coraggio, speranza e sogni. Che faccia da specchio al nostro futuro.
Ho inc
ontrato gli occhi di questa giovane madre, durante un mio trattamento di fisioterapia un po’ d’anni fa (avrei voluto dirvi che ci siamo incrociate ad un trattamento di bellezza come mi stava suggerendo il mio iPad, ma di sicuro  non avremmo dato ai nostri cuori le stesse emozioni e brividi). Ricordo come se fosse capitato ieri quel pomeriggio, quando durante la pausa tra un esercizio e l’altro dal mio lettino, sbirciavo gli occhioni color cioccolato di Sara che con tutta la sua forza voleva esplorare il mondo, e la paura di sua madre per le manovre di riabilitazione che la terapista esercitava alla sua bambina. Ma Teresa aveva una giustificazione in più rispetto alle altre madri ansiose che accompagnano il proprio figlio di pochi mesi alla sua prima “tortura” di fisioterapia. Sara aveva una testa delicatissima, anche un piccolo urto avrebbe causato non pochi danni. I dottori avevano paragonata la sua testolina fragile ad una sfera di cristallo. Bisognava stare molti attenti soprattutto nei suoi più teneri mesi di vita; prima di sottoporre la bambina ad un delicato intervento chirurgico che avrebbe distrutto quella angoscia. Sara è una bambina affetta dalla sindrome di Apert una patologia malformativa caratterizzata dall’associazione di facio-craniostenosi e sindattilie ossee e cutanee alle mani e ai piedi.
Ma a parlarci dall’inizio della sua storia e del suo incredibile amore per la vita, è sua madre che da subito ha accettato l’invito per la mia rubrica “Parole che curano”.  Ci sono storie che ci uniscono e ci riempiono il cuore, con la speranza che sulla nostra strada cadranno più stelle cadenti che meteoriti.

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L'URLO DELL'ANIMA

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE PERSONE CON DISABILITA’

Il seminario di formazione sulla “Giornata internazionale delle persone con disabilità”, organizzato ieri 3 dicembre 2018 nell’aula magna del Liceo Manzoni di Caserta, è stato un evento di grande rilievo per diffondere la cultura come fattore di conoscenza e di coesione sociale. Tanti docenti ed alunni hanno seguito con grande attenzione ed interesse una manifestazione ricca ed intensa, carica di emozioni e di passione, tra letteratura, poesia e scienza. Qui di seguito il mio intervento letto da una liceale che ha prestato la sua voce alle mie parole.

Buon pomeriggio a tutti,

innanzitutto vorrei ringraziarvi per la possibilità d’essere qui in occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità. Provo davvero un misto d’emozioni straordinarie, difficili da spiegare, desidererei che restassero in eterno nella mia mente, sentendo per sempre il loro inconfondibile odore, ricordando il colore dei vostri occhi, i battiti dei vostri cuori. Quello d’oggi è un appuntamento che si ripete dal 1981, con lo scopo di promuovere una più diffusa e approfondita conoscenza sui temi della disabilità, sostenere la piena inclusione delle persone con disabilità in ogni ambito della vita e combattere qualsiasi forma di discriminazione e violenza. Continue Reading

PAROLE CHE CURANO

Vi parlo um pò di me

Ci vuole poco a parlare di sé quando l’interlocutore è proprio se stessi, diventa più difficile far sapere agli altri chi siamo, quando non conoscono il nostro vivere, le nostre abitudini, le nostre passioni, i nostri veri viaggi di vita. Quel viaggio che solo il destino saprà definirci turisti di meravigliosi luoghi o persino d’amare mete. Il destino, sì il nostro destino. Tutto ebbe inizio in una calda giornata d’estate, quando decisi di vedere per la prima volta la luce del sole, quando le mie piccole orecchie iniziarono a bisbigliare quei primi, piccoli e  agghiaccianti suoni della sala operatoria dove avvenne il meraviglioso miracolo di vita.  Era il 13 agosto 1987 quando abbandonai il soffice grembo di mia madre, quel piccolo mondo che non mi faceva paura, non mi soffocava, non mi creava nessun ostacolo alle mie giornate. A dirvi il vero quella mattina, feci un po’ di capricci a venir fuori, che i medici non sapendo più che fare, forse  anche loro un po’ sconfitti da come si stava presentando il parto, ritennero opportuno l’uso della ventosa. Sì mi piace pensarlo così quello che avvenne in quei pochi istanti. Un passaggio, una manovra che nell’arco di tempo meno di cinque minuti, contrassegnò un cammino di vita diverso, speciale. Non il cammino di qualunque, ma il mio cammino. L’enorme porta di ferro che divideva la sala operatoria dalla sala d’attesa, dove c’erano i familiari ad aspettare la lieta notizia, quella mattina era come facesse fatica a spalancarsi.  Soltanto dopo una lunga attesa e per certi aspetti angoscianti minuti, la porta si aprii ma questa volta non uscì nessun camice verde con il fagottino in braccio avvolto nelle asciugamani bianche.Spiegarono a mio padre che  durante il travaglio c’erano state delle complicazioni e che ora mi trovavo nell’incubatrice del reparto di sopra. Fortunatamente quella culla dalle pareti trasparenti mi ospitò soltanto per due settimane, quando i medici fiduciari del nuovo bollettino medico, assicurarono  che i miei polmoni potevano ora come ora respirare la vera aria di vita. Fu così che ebbi il primo contatto materno, tutto l’amore che solo una mamma può provare tenendo la sua piccola tra le braccia. Quel momento che per ogni mamma resta indescrivibile, che per mia madre si prolungo soprattutto nella sofferenza. Quell’abbraccio di lacrime di gioia e di dolore, che da quel giorno sarebbe rimasto sempre o se mai moltiplicato, così caldo, così forte vedendo la sua primogenita indifesa da tutto il mondo esterno. C’erano dei genitori molto fiduciosi, che avrebbe lottato per ogni mio diritto, protetto ogni mia difesa. Che paroloni arrivarono a quella giovane coppia, che meno di un anno di matrimonio si trovarono ad affrontare quelle giornate, piena di paroloni piuttosto oscuri, difficili  anche da ripetere; che riportano sulla mia cartella clinica tale diagnosi di Tetraperesi  spastica Continue Reading