L'URLO DELL'ANIMA

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE PERSONE CON DISABILITA’

Il seminario di formazione sulla “Giornata internazionale delle persone con disabilità”, organizzato ieri 3 dicembre 2018 nell’aula magna del Liceo Manzoni di Caserta, è stato un evento di grande rilievo per diffondere la cultura come fattore di conoscenza e di coesione sociale. Tanti docenti ed alunni hanno seguito con grande attenzione ed interesse una manifestazione ricca ed intensa, carica di emozioni e di passione, tra letteratura, poesia e scienza. Qui di seguito il mio intervento letto da una liceale che ha prestato la sua voce alle mie parole.

Buon pomeriggio a tutti,

innanzitutto vorrei ringraziarvi per la possibilità d’essere qui in occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità. Provo davvero un misto d’emozioni straordinarie, difficili da spiegare, desidererei che restassero in eterno nella mia mente, sentendo per sempre il loro inconfondibile odore, ricordando il colore dei vostri occhi, i battiti dei vostri cuori. Quello d’oggi è un appuntamento che si ripete dal 1981, con lo scopo di promuovere una più diffusa e approfondita conoscenza sui temi della disabilità, sostenere la piena inclusione delle persone con disabilità in ogni ambito della vita e combattere qualsiasi forma di discriminazione e violenza. Si può dire che la mia disabilità non ha niente di genetico ma semplicemente sia un piccolo errore umano. Uno scherzo del destino che mi ha fatto apprezzare le infinite sfumature della vita: sono venuta al mondo in una mattina tiepida d’agosto, e come vi dicevo al momento del parto c’è stata una piccola fatalità, è bene chiamarla così. Ovvero la parte destra del mio corpo è stata maggiormente colpita rispetto alla sinistra al momento dello schianto fuori dalla galleria, e di conseguenza i movimenti sono più lenti; una lesione che fortunatamente riguarda solo la zona dalla quale partano gli impulsi che controllano l’attività motoria, le facoltà intellettive sono rimaste intatte. Gli anni più spensierati, sono passati più veloci di quanto io immaginassi, anche se da un lato sentivo il bisogno di vivere i primi anni come qualunque bambina della mia stessa età; come giocare, esplorare il mondo, sbucciarmi le prime volte le ginocchia per i primi giri in bicicletta nel cortile di casa, dall’altro lato subito capii che diversamente da tutti gli altri bambini, avevo delle responsabilità maggiori, dovevo essere perfino più precisa a dare comandi alla parte del cervello più sana. Quella realtà sotto certi aspetti un po’ amara, che mi ha accompagnata man mano a diventare subito adulta in un corpo che a malapena cresceva. In fin dei conti si può essere grandi anche da piccoli. La vita a volte ci mette davanti determinate necessità, in cui avverti la sensazione che devi essere per forza pronta per metterti in gioco; stringendo i denti e trovando la giusta strada da percorrere. Dove non esistono ostacoli per i tuoi sogni. Ho sempre pensato che la libertà non ci viene data da un corpo perfetto, o dal colore del rossetto che mettiamo sulle nostre labbra il sabato sera, la libertà ci viene data da un cuore libero, che sappia amare. Che sappia vedere l’impercettibile oltre che l’invisibile, che riesca a liberarci dalle catene delle nostre paure, ponendo pace ai nostri sogni. La magia è la vita e l’amore è il motore della vita. Amare, credere, sognare e sperare sono le ali che ci permettono di spiccare il volo. Si deve avere il coraggio di aprire le nostre mani agli altri e tenersi uniti l’uno con l’altro, per poter prendere in mano il sogno di ciascuno e farne una grandiosa realtà. Fin da ragazzina la scrittura, è diventato un mezzo di espressione che mi ha permesso di superare limiti inimmaginabili; aiutandomi a colmare i miei incubi più bui, e liberandomi da alcune paure che mi strozzavano. Ma al dir il vero in questo mondo fatto di penna sono entrata un po’ come fanno le ballerine di danza classica, in punta di piedi; credendo che prima o poi anche lei, la scrittura, mi avrebbe delusa, ma ho dovuto subito ricredermi vedendo il suo sapere dare giusto sfogo a tutte le emozioni e sensazioni recluse da troppo tempo, da troppi anni nei sentieri più nascosti della mia anima. Credo che la grande emozione per ogni ballerina è tutta lì, vedere quelle tende pesanti di velluto rosso, aprirsi per il suo primo debutto in teatro per il saggio fine anno dopo mesi di sacrifici di tutù, chignon e piedi sofferenti. In un certo senso anch’io con il mio primo libro di poesie “L’urlo dell’anima” ho voluto coraggiosamente aprire quelle tende e “danzare” per un numeroso pubblico che mai mi sarei immaginata, raccontandovi un pezzettino del mio vissuto, auspicandomi di riuscire ancora a lasciare impronte fertili nella vostra anima che quell’onda del mare non potrà mai cancellare. Ci sono momenti in cui ringrazio la mia disabilità perché mi ha permesso di cacciare tutto il mio potenziale, aiutandomi a percepire che ci possiamo spingere oltre la più sfrenata immaginazione, se solo lo si vuole. I muri e le barriere esistono per essere scavalcati, ma questo è possibile solo se si arriva a credere in se stessi e ad amare i nostri piccoli difetti di fabbrica, come la parte migliore di sé.

Mi auguro che nel futuro ci vengono dati più spazi ed eventi per la socializzazione per farci conoscere per come siamo e non solo per la nostra diversità. Cancellando ogni dubbio e aiutando a comprendere finalmente che la disabilità non è un limite, è solamente una parola capace di racchiudere tante occasioni di conoscere la speranza, senza barriere né pregiudizi di nessun genere. Un pianeta dove regna la libertà, l’amore e la solidarietà. Un mondo dove tutti siamo uguali e nessun uomo è diverso, dove l’arte sparge la sua purezza creativa.

Grazie alla Dirigente scolastica Adele Vario, gli alunni e a tutto il circolo didattico “Liceo Manzoni”, a Pasquale e in particolar modo alle mie amiche autrici che sono al mio fianco oggi, due donne meravigliose che per me rappresentano la certezza che i sogni possono trasformarsi in rose straordinarie a cui attingere fonte di coraggio. Desidero salutarvi con una mia poesia, che mi ha aiutata ad uscire in momento di dolere:

Mi chiamo Grazia. Ho trent’anni e quel tre davanti allo zero in certi momenti mi fa venire i brividi. Non ho mai indossato una gonna perché su i tacchi non ci cammino,

anzi mi fanno venire solo il solletico alle caviglie.

Sono già fortunata nel reggermi in piedi, sono già stata premiata dalla vita per questo.

Mi chiamo Grazia e ho sempre creduto nella felicità, perché è la sola al mondo, oltre all’amore capace di mettere le ali alla nostra anima.

Mi chiamo Grazia e ho sempre aspettato il verde di ogni semaforo,

anche se dietro di me si era formata una fila lunghissima.

Mi chiamo Grazia e conto i giorni per raggiungere tutti i miei sogni.

Grazia Sposito

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