PAROLE CHE CURANO

I ROSSOBLU PRONTI A REGALARE UN SORRISO PER LA FONDAZIONE CASAMORE

Casamore è una fondazione solidale senza scopo di lucro. Il progetto nasce per sostenere le famiglie con bambini e giovani adulti che presentano malattie genetiche e/o disturbi del neuro sviluppo. Il tempo è il loro punto di riferimento, spiega il presidente, perchè tutte le competenze che i bambini riescono ad acquisire con le terapie opportune devono essere fatte con tempi giusti. Intervenire presto significa avere più possibilità di dare ai bambini delle opportunità di vita migliore, quindi il tempo è prezioso. Qualche settimana fa presso la loro sede situata a San Nicola la Strada, c’è stata un’importante conferenza stampa in vista della partita solidale. Al fianco del presidente Alfonso Tenti di Casamore, erano presenti il presidente della Casertana FC Giuseppe D’Agostino e i calciatori Antonio Floro Flores e Antonio Zito che nel corso dell’emozionante comunicato stampa hanno scagliato un forte messaggio di solidarietà e sostegno. Infatti i rossoblu hanno lanciato una lotteria di beneficenza con l’estrazione  in palio di tre macchine da caffè firmate Faber e personalizzate con i colori e lo stemma della Casertana FC, e due maglie da gioco autografate, che in questi giorni potranno essere ancora acquistati presso il Casertana Store o presso la sede di Fondazione Casamore riceverete i tagliandi  con una donazione minima di 1 euro, per partecipare all’estrazione dei cinque premi. In occasione della partita di domenica 17 Marzo Casertana F.C. – A.S. Viterbese Castrense presso lo stadio “Pinto”  alle ore 14:30 si svolgerà l’estrazione dei vincitori. I  rossoblu sono pronti a scendere in campo per regalare un sorriso agli amici di Casaamore, ma c’è bisogno anche del tuo sostegno per aiutare bambini speciali. La solidarietà è quel sentimento, quell’emozione che spinge gli esseri umani a convivere tra loro, ad accendere la fiaccola dell’aiuto reciproco la cui luce è indispensabile per la vita umana su questa terra. Ci sono atti di solidarietà che tutti ma proprio tutti possiamo compiere, come regalare momenti felici a chi vive un cammino pieno d’ostacoli, che però con l’amore e la solidarietà possono essere abbattuti.

 

Grazia Sposito

L'URLO DELL'ANIMA

” Dentro l’Amore”

San Valentino non è la festa degli innamorati ma é la festa dell’amore ,quello vero, quello autentico, quello che sa volare con ali di carta anche in pieno temporale!!! Non è solo il 14 del secondo mese dell’anno, ma ogni momento che la vita ci regala, riservandoci sorprese mozzafiato.  E’  per questo oggi ho la dedica è particolare, “Dentro l’amore” è una poesia della mia raccolta “L’urlo dell’anima” che mi ha regalato lacrime di gioia senza freno in una mattina del 27 Maggio di qualche anno fa. Quando a quasi a fine celebrazione del matrimonio dei miei più cari amici, dove tra l’altro ero la testimone della sposa; il sacerdote non fece la benedizione di congedo, come il libretto riportava. Non ci invitò ad alzarci in piedi. Ero consapevole che mi sarei emozionata dall’inizio alla fine ma non in quel momento. Il sacerdote diede inizio alla lettura di parole a me molto familiari, “C’è amore in due sguardi che si cercano, in due mani che si intrecciano…”. La poesia “Dentro l’amore” poesia scritta per loro da fidanzati, ora marito e moglie.

DENTRO L’AMORE

C’è amore in due sguardi che si cercano,
in due mani che si intrecciano.

C’è amore quando la felicità di qualcun altro
è la cosa più preziosa che ci sta a cuore,
diventando anche la tua felicità.

C’è amore quando si ha l’inquietudine di continuare
per la paura di sbagliare.

C’è amore nelle parole che chiedono il silenzio,
negli occhi che urlano il dolore,
nei gesti freddi che difendono un amore.

C’è amore dentro ogni malattia,
nella mano che disinfetta ogni piccola ferita.

C’è amore in una carezza
prima di qualsiasi bacio.
in un pensiero prima di un abbraccio.

C’è amore nel perfetto tempo d’amare,
nelle lenzuola fresche di seta
che ricordano il suo nome.

C’è amore dentro l’amore,
quando il cuore torna libero d’amare …
mentre Amare diventa una promessa eterna.

tra un bacio e un altro
un lampo e un tuono
tra un’estate e una primavera.

Grazia Sposito

PAROLE CHE CURANO

UN VELO BIANCO PUO’ FARTI DIMENTICARE LE 48 ORE D’ARRIVO A LOURDES

La vita è un meraviglioso cammino il cui il dolore può comparire in ogni parte del corpo, la sofferenza dietro ogni angolo del mondo, è per questo abbiamo la grande opportunità di crescere, d’emozionarci, relazionarci con gli altri, proteggendo l’unica vera libertà che ci viene data, quella d’Amare. Amare sembra una parola tanto piccola e semplice, ma se ci soffermassimo di più ad osservarla può assumere una molteplicità di significati in relazione ad ogni sua sfumatura di colore. Amare significa soprattutto essere amati. Esistono strade infinite per questa unica ragione di vita, che regala sorrisi nelle nostre giornate, speranze nei nostri futuri, non rimanendoci mai soli. Ma assume un significato al quanto diverso quando abbiamo l’amore verso la fede, dato da  un forte legame per una signora vestita di bianco che si trova nella concavità di una grotta miracolosa. La padrona di quel paradiso terreste che ogni anno ci apre le sue porte  in una maniera sempre differente, conservando lacrime di gioia e cuori sereni quando siamo a pochi passi da Lei, sotto il suo infinito sguardo. In quel momento in cui non si ha timore di dar scoppio al pianto, anche se pensi che sia poco silenzioso, c’è Lei che ti spinge a farlo senza preoccupazione, senza incertezza, chiedendoti solo di direzionare i tuoi occhi verso il suo miracolo.
Ma quest’anno sembrava che quel momento non volesse mai arrivare, che il suo regno fosse diventato all’improvviso irraggiungibile da quei cinque treni bianchi provenienti da diverse regioni d’Italia, della grande e unica famiglia unitalsiana. Rimasti immobilizzati per ben quattrodici ore tra la stazione centrale di Genova, Torino e Ventimiglia a causa di una frana a Montpellier; quel treno speciale colmo da tante storie di vita diverse, d’interlocutori speciali e ascoltatori che riuscivano ad emozionarsi più di loro, cercando allo stesso tempo di darli forza  stringendoli quella mano spesso fredda. In quei scompartimenti dove ognuno parlava liberamente della propria storia, della propria malattia, ma soprattutto della propria devozione sempre più viva per la loro Mamma celeste; anche se spesso erano solamente gli occhi colmi di lacrime a parlare. Quella storia sempre nuova, piena, diversa che riusciva a farti vibrare l’anima. Cammini di vita rappresentati da cicatrici, sogni, paure, dolori, nuovi traguardi, nuove sfide, ma soprattutto di tante speranze per ammalati, sorelle, fratelli, pellegrini che ogni qualvolta riuscivano a farti suscitare in te emozioni sempre più intense. A volte era solamente un gran male interiore a venir fuori, per le tante risposte alle domande che non sono mai riusciti ad avere, e che per un forte motivo ora condividevano la loro nuova vita. Quei tanti “perché” e quelle tante maniche d’uncino che da quel tragico giorno non hanno mai saputo abbandonare il loro cuore ferito. Le stesse risposte che distrattamente cercavano e riuscivano a trovare solo ed esclusivamente negli occhi di chi si trovava seduto su una carrozzina, o paralizzato su una barella. Per chi vestiva di un corpo sofferente ma non gridava aiuto; di chi piangeva rassicurando di non essere sofferente. Il viaggio della speranza che dopo diverse ore di sosta forzata riprese finalmente il suo cammino verso la Beata Vergine che ci stava forse aspettando proprio quel giorno dopo dall’apertura del pellegrinaggio. Non penso che Lei non ci ha voluti quel primo martedì pomeriggio, ma attribuisco che a quella lunga e forte attesa ci sia tutto un suo modo essenziale d’accoglierci. Di quelle quattrodici ore, dove tutto sembrava ancora in bilico, non sapendo se avessimo proseguito il nostro viaggio dell’anima sfrecciando sui binari francesi o ognuno sarebbe rientrato nelle proprie case. Finalmente è mattina prima dell’alba, ecco che ci portano la seconda colazione, la seconda che  per quest’anno consumiamo  in treno prima dell’arrivo. Anche il latte macchiato da piccole gocce di caffè sembra di aver fretta d’essere bevuto; arriveranno giorni carichi, intensi, in cui non puoi concederti nemmeno un attimo in più nello stare seduto. Questa volta lo strido delle rotaie mi arricchisce di gioia facendomi dimenticare da quante ore ho messo piede su questo treno a Caserta. Arriva così il primo momento di gioia, commozione, vedendo quei tanti e primi fazzoletti bagnati che ognuno conserva a pugno nella propria mano; sentendo quel suono di  campane che inizia ad aprirmi l’anima. Ecco il vero paradiso terrestre che avevo lasciato!!! L’aria sembra essere sempre la stessa, serena, tranquilla, incantevole e solamente  un po’ più fresca, ma  un tenero raggio di sole ci abbraccia e riesce ad asciugare nello stesso tempo i primi e solenni pianti di gioia. Eccomi Mamma celeste!!! Grazie per avermi e averci voluto anche quest’anno fra le tue braccia, accogliendo da vicino le nostre preghiere, desideri, intenzioni; proteggici, guarisci le ferite più vive del nostro cuore. Dacci principalmente forza quando siamo afflitti da troppa rabbia.  Il vero miracolo di Lourdes, forse è proprio questo piangere, emozionarsi senza mai aver paura. Ma da Lourdes riceviamo anche ma soprattutto doni straordinari, regali inaspettati, sorrisi stampati a lungo nella nostra anima, abbracci e parole sottovoce che racchiudono la vera Amicizia. È il quarto anno di seguito che metto piede nel suo regno non so ancora quale sia il mio primo motivo principale, ma so che dal 2010 non mi sono più fermata. È un vivere di un pellegrinaggio sempre diverso, come i sorrisi e lacrime d’altronde, Lourdes non cambia ma cambiamo noi ogni volta che andiamo da Lei. La prima emozione di quest’anno è stata rivedere chi a distanza di due anni si trova ad indossare nuovamente quella sua divisa bianca, stando a servizio di noi ammalati. È di sicuro uno di quei momenti in cui capisci che non riusciresti mai a descrivere , di un pianto di gioia costruito da quel forte legame. Sotto quel velo e quella divisa bianca, ognuna rappresenta la piccola Bernardette nel servizio e nella carità.

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L'URLO DELL'ANIMA

Questa sono io

Mi chiamo Grazia.
Ho trent’anni e quel tre davanti allo zero
in certi momenti mi fa venire i brividi.
Non ho mai indossato una gonna
perché su i tacchi non ci camm
ino,
anzi mi fanno venire solo il solletico alle caviglie.
Sono già fortunata che mi reggo in piedi,
sono già stata premiata dalla vita per questo. 

Mi chiamo Grazia e ho sempre creduto nella felicità,
perché è la sola al mondo, oltre all’amore
che mette le ali alla nostra anima.
Mi chiamo Grazia
e ho sempre aspettato il verde di ogni semaforo,
anche se dietro di me si era formata una fila lunghissima.
Mi chiamo
 Grazia  e conto i giorni per raggiungere tutti i sogni.

                                                                                                                                                                                           Grazia Sposito

 

Siamo il silenzio che resta dopo le parole siamo la voce che può arrivare dove vuole siamo il confine della nostra libertà siamo noi l’umanità siamo in diritto di cambiare tutto e di ricominciare ricominciare… (Mannoia)